Violenza di genere / Nel 2023 oltre 10mila richieste d’aiuto

Un numero su tutti: 10.455 è il totale delle vittime di violenza di genere che hanno fatto richiesta di aiuto al numero di pubblica utilità 1522 durante i primi tre trimestri del 2023. Di queste, secondo i dati presentati da Istat, il 47.6% dichiara che la domanda è motivata da violenza fisica e il 36.9% da violenza psicologica. Nei casi in cui le vittime hanno subito più tipi di violenza, la più rilevante è la violenza psicologica. Considerando il profilo delle vittime, il 64.5%, dichiara di aver subito violenza per anni e il 25.5% per mesi. Analizzando i dati risulta che il 24.8% delle vittime ha paura di morire, timore per la propria incolumità e dei propri cari.

IN CASA La piattaforma registra anche i dati relativi al luogo della violenza. Da qui è possibile leggere che quasi l’80% dei casi avviene tra le mura domestiche. Il 44.5% delle vittime ha figli e, più della metà di queste, dichiara che i figli hanno assistito alla violenza o l’hanno subita direttamente. Emerge inoltre che le vittime tendono a non denunciare la violenza subita, infatti nei primi tre trimestri del 2023, solo il 15.8% ha denunciato alle autorità competenti. Circa il 60% delle vittime non denuncia, anche se si tratta di violenze persistenti da anni.

AL LAVORO Oltre che i dati sulle richieste di aiuto a causa di violenze sono notevoli anche quelli riguardanti il divario di genere sul lavoro. In Italia è doppio rispetto al resto d’Europa, ma ciò non esclude che negli altri stati membri i dati non siano altrettanto rilevanti. Nell’Unione Europea la differenza di punti percentuali tra tasso di occupazione maschile e femminile è del 10.7%. L’Italia, con 20 punti, è il secondo stato membro col divario più importante. Dai dati del 2022 risulta che l’80% della popolazione maschile in età lavorativa è inserita nel mondo del lavoro, contro il 69.3% di quella femminile. La differenza di punti percentuali aumenta nei casi in cui una donna è anche madre, mentre tra gli uomini con figli si registra il tasso di occupazione più elevato (90%). Qui subentra il concetto dello stereotipo secondo il quale la donna debba dedicare il suo tempo agli impegni familiari, alla cura della casa e dei figli.

EMARGINAZIONE Da questi dati è visibile la differenza di genere, spesso le donne hanno più difficoltà nel trovare impiego e ricoprire ruoli di prestigio. Il 30.5% delle donne europee si trova inattivo o sottoccupato, quasi il 10% più degli uomini. Il lavoro è fondamentale per l’indipendenza economica, per una maggiore emancipazione che spesso può essere motore per chiedere aiuto in casi di violenza economica, psicologica e fisica.

Fatima Sayari

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