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FRANCESCO MARINONE: UNA VITA PER LA SCUOLA PDF Stampa E-mail
venerdì 30 luglio 2010
E’ nato a Gambolò nel 1942, come dice lui,  il giorno della festa. Alunno delle scuole elementari di Gambolò, ha completato gli studi magistrali nel 1960 a Pavia. Dal 1966 ha insegnato in diverse scuole elementari e a Gambolò dal 1971.
Vince il concorso direttivo dopo due anni a Belgioioso e  sei a Valle Lomellina, dal 1992 diventa direttore didattico a Gambolò.
Qui è nata la scuola materna statale ed uno dei primi istituti comprensivi della provincia. Si è sposato con Angela nel 1975 e poi sono arrivati Antonio e Pietro. Una famiglia che lo rende orgoglioso. Durante la carriera secondo il principio “non chiedere e non dire mai di no” si è occupato di scuola come presidente del Consiglio scolastico provinciale per 11 anni nei momenti della prima riforma.  Poi, chiamato dagli studiosi di pedagogia e didattica, per 5 anni, dal 1997 al 2002, ha presieduto l’IRRE Lombardia. Sono stati anni importanti che lo hanno  portato spesso a Roma come in altre città d’Italia a contatto con il meglio dell’esperienza educativa italiana ed europea. Nel 2003  i gambolesi lo hanno voluto come sindaco e sono stati cinque anni di impegno e di fatica per migliorare la qualità della vita dell’antico paese diventato nel frattempo  città. Una vita nella scuola, tra i protagonisti. Proviamo a fare il bilancio della sua lunga carriera...
Dopo oltre 40 anni di servizio non è facile fare un bilancio. Penso a questi anni passati con i ragazzi come insegnante prima e come direttore dopo, come ad un’esperienza preziosa che mi ha arricchito tutti i giorni. “Chi sta coi giovani rimane giovane“ affermò Giovanni Paolo II ed è una gran bella constatazione. Ricordo volentieri la bellissima esperienza di maestro, specialmente con una classe, la mitica C di 29/30 alunni, con i quali mi incontro ancora oggi, pur essendo trascorsi 35 anni  dalla fine della loro quinta. I loro visi, i loro figli mi sono ancora vicini.
Le fatiche per rendere la didattica sempre motivante, il lavoro di ricerca, i primi inserimenti degli alunni diversamente abili e poi tanti momenti di curiosità intensa.
La mia esperienza da direttore prima a Belgioioso ma specialmente a Valle Lomellina e poi a Gambolò, è stata caratterizzata da un forte impegno con tutti i docenti per l’innovazione e il consolidamento di una didattica adeguata ai tempi.
I primi corsi di inglese, i primi computer, il tempo pieno fra i primi della provincia, poi la nascita e lo sviluppo, impensabile della scuola dell’infanzia che forse non è ancora terminato.
Quello che però mi sembra veramente positivo è stato l’ impegno, la voglia di fare di moltissimi insegnanti e una grande collaborazione di molte famiglie.
Ed in mezzo a questa lunga quotidianità devo ricordare con soddisfazione i diversi compiti svolti a favore della scuola. La Presidenza del consiglio scolastico provinciale per 11 anni, la presidenza dell’Istituto di Ricerca Regionale che tanto mi ha arricchito e che mi ha offerto opportunità formidabili.
Come giudica la scuola attuale con le novità introdotte dal ministro Gelmini?
Dopo tanta esperienza e fatica ma specialmente tanto entusiasmo, oggi vedo la scuola piegata su se stessa. Le risorse sempre più scarse sia economiche che di personale, uno zigzagare continuo tra novità e  frenate senza una prospettiva vera, non sostengono più ne l’entusiasmo ne il coraggio e questo è un chiaro motivo di arretramento.
In un momento di crisi della famiglia, delle molte e diverse agenzie educative tutto ci voleva tranne che la crisi della scuola. Vorrei consigliare al ministro  la lettura dei primi capitoli de “ La sfida educativa “ curato dalla Cei. Avrebbe parecchi  motivi di riflessione.
Quali persone hanno segnato la sua vita dentro la scuola?
Nella mia vita ho conosciuto persone splendide.
Intanto Angela, mia moglie, che per lunghi anni ha dovuto supportare la fatica di essere la moglie del direttore.
Ricordo sempre con grande affetto i direttori Pierangelo Martinoli e Gianni Cordone. La loro amicizia mi ha arricchito della generosità senza limiti di Pierangelo e della rigorosità del fare di Gianni.
Mi sono stati vicini e lo sono ancora il mio ispettore Dino Reolon e Maria Grazia De Martini, la mia direttrice, senza la cui spinta non avrei affrontato il concorso che ho superato nel 1983.
Qual è il suo rapporto con Gambolò?
Chi mi chiede come stai con Gambolò spesso rispondo che io sono cementato con le  sue pietre.
I Marinone  sono qui almeno dal 1181. Con orgoglio penso alla collaborazione con don Angelo Croera  nel grande restauro della Pieve di sant’Eusebio.
Ci racconti un aneddoto...
Nel 2001 in un incontro al Ministero della Pubblica Istruzione l’allora ministro Berlinguer si era un poco risentito del fatto che io lo contrastassi affermando che a scuola le cose non andavano come diceva lui e che i bisogni veri erano altri.
Allora lo interrupi e gli dissi “ Lei è ministro,dal latino – minus – (meno), io sono maestro , dal latino magis (di più )  e quindi mi deve ascoltare. Fu colpito da questa mia presunzione e ne nacque un primo incontro per chiarirci le idee. Da allora e per un pò di tempo capitò che squillasse il cellulare e mi si dicesse “ attenda le passo il ministro “.
La storia di Gambolò è la sua grande passione.
Continuerà a scrivere libri per raccontarla?
La storia non ha confini. Gambolò offre orizzonti ancora infiniti e trame sempre intriganti.
Penso a don Maggioni che volle il primo libretto di san Getulio e mons. Zanotti che mi invitò a scrivere sull?aurora  la pagina mensile di storia  “ Gambolò sotto il braccio “ e che ormai dura da oltre 20 anni.
Adesso mi piacerebbe finire la storia della scuola gambolese  che è cominciata nel 1499 e poi nell’immediato ricordare una Gambolò significativa di 150 anni fa.
Progetti futuri?
Per il futuro, non bisogna mettere limiti alla provvidenza.
Andrea Ramponi
 
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