Vigevano, Tari per le aziende più alta del 7%

Per le imprese di Vigevano la Tari si alza circa del 7%. Sono state approvate nel corso dello scorso consiglio comunale le nuove tariffe della tassa sui rifiuti: la novità principale riguarda il ritocco verso l’alto di quanto dovuto da imprese ed esercizi commerciali, mentre per le utenze domestiche le cifre rimarranno sostanzialmente invariate. La tassa servirà a coprire i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, sempre abbastanza alti (oltre 11 milioni di euro) e che difficilmente potranno diminuire se non a fronte di un aumento della raccolta differenziata in città, assestatasi da tempo a poco oltre il 60% (il sito di di Asm riporta 62,19%, mentre il sindaco Andrea Ceffa durante il consiglio ha parlato di 63%).

LA REAZIONE Ma come è stata la reazione della categoria che rappresenta i commercianti, l’Ascom, e degli stessi esercenti? Lo spiega il presidente dell’Ascom di Vigevano, Renato Scarano: «E’ dalla settimana scorsa che continuiamo a ricevere telefonate dai ristoratori, negozianti, albergatori ed altri associati ad Ascom, che ci hanno manifestato la loro grande preoccupazione per gli aumenti della Tari che andrebbero ad incidere notevolmente sul bilancio». Scarano sottolinea: «Sono essenzialmente due le critiche che muoviamo all’amministrazione: quella di non averci avvisato, visto che tutti abbiamo saputo degli aumenti dalla stampa, e il fatto che non si è pensato, ed è quello che chiediamo, di organizzare un tavolo di confronto con l’amministrazione comunale, di trovarci per parlarne, discuterne, per cercare delle soluzioni, delle alternative».

Chiediamo che possano tornare sui loro passi. Oltretutto i commercianti ci hanno detto che il servizio non è migliorato: se si pensa che viene aumentato qualcosa che non ha avuto migliorie, il futuro non può che essere davvero difficile e prospettare altri aumenti.

CHIUSURE Scarano continua: «Credo proprio che il settore del comune che si occupa di questi aspetti sappia che nel 2020 c’è stato un aumento anche del 50%: stiamo parlando di cifre notevoli che incidono sul bilancio ma anche sulle scelte che vengono fatte dai nostri associati. Pagare delle somme così alte significa fare delle rinunce, se poi queste cifre aumentano sempre di più, qualcuno può anche pensare di chiudere. E’ inutile girarci attorno se non si fa una politica, se non si organizza un tavolo di confronto che implichi un’analisi per vedere, punto per punto, come abbassare i costi, non vedo e assieme a me i nostri associati non vediamo un futuro roseo per il commercio, in generale: non lamentiamoci se poi, passando per le vie del centro, vediamo le saracinesche abbassate, e i cartelli “cessata attività”». Renato Scarano come all’Ascom siano arrivate »parecchie telefonate di commercianti molto allarmati: noi abbiamo accolto le loro lamentele ma, ripeto, anche io, ho saputo di questi aumenti dalla stampa». E adesso? «Ora aspettiamo che rispondano a questa richiesta di aiuto e tornino sui loro passi: un aumento del genere è impensabile – conclude Scarano – coincide con la chiusura o il licenziamento del personale delle attività produttive che stanno subendo tutto questo».

Isabella Giardini, ha collaborato Af

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